La “mia” Biennale, il padiglione della Spagna

Anche quest’anno ho visitato la Biennale di Venezia; armata di una fotocamera ho tentato un reportage non riuscito, troppo caotica, l’ennesima conferma che l’eccesso di immagini può spingere ad un rifiuto, cosa che è avvenuta.

E, tra i tanti e/o troppi una eccezione: la Spagna

Come nelle edizioni precedenti la Spagna ha presentato un’opera che include l’interazione con il pubblico.

Quest’anno il padiglione spagnolo è curato da Katya García-Antón, direttrice del Centre d’Art Contemporain di Ginevra, che ha scelto l’artista Dora García per presentare il progetto intitolato L’inadeguato / Lo Inadecuado / The Inadequate.

L’artista per il titolo della propria opera ha preso in prestito una citazione del sociologo canadese Erving Goffman (Encounters 1961).

Gli eventi sono molteplici, circa 45 nel corso dell’intero svolgimento della Biennale.

L’“inadeguatezza” viene presentata in temi, tra i quali emergono il radicalismo, la devianza, la censura, la lingua ed in qualche modo il vivere al confine.

Nel corso dei sei mesi ciò a cui il pubblico assiste è una serie ininterrotta di performance costituite da monologhi, incontri, lezioni, letture, conversazioni e ancora spettacoli teatrali, ponendo in risalto la scena artistica italiana come oggetto di ricerca e di dibattiti pubblici.

Dora Garcia analizza l’arte mettendola in discussione come convenzione istituzionalizzata, le domande che l’autrice spinge chi osserva/partecipa ad interrogarsi sul linguaggio stesso dell’arte, sui suoi limiti e confini suoi margini e l’interazione tra arte e società.

Nel padiglione spagnolo i ruoli sociali vissuti nella quotidianità vengono esposti e agiti in uno spazio che diventa palco teatrale.

 

La performance collettiva vede tra i protagonisti Andrea Lanini, Fausto Delle Chiaie,Giuliano Nannipieri e Aldo Piromalli. Loro sono quattro degli esuli artistici intercettati dal progetto curatoriale di Cesare Pietroiusti (al quale collaborano Alessandra Meo,Mattia Pellegrini e Davide Ricco), che ha “lo scopo di individuare personalità singole o collettive che svolgono attività creative sorprendenti, eterodosse, fuori dai circuiti della comunicazione mediatica”…campo di indagine le “aree di disagio e di marginalità sociale, in istituzioni psichiatriche, penitenziarie e riabilitative in genere”, senza tralasciare “personaggi isolati, eccentrici, border-line, che si dedicano ad attività bizzarre, indefinite, e che magari sono noti soltanto a piccole comunità”. (Anna Saba Didonato, tratto da Artribune.com)

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