Come muore l’espressione

Questo articolo non vi racconterà nulla di nuovo, molti addetti ai lavori stanno cercando di rinchiudere l’espressione visiva in riserve, dando in pasto al mondo un’arte già impacchettata e prezzata.

Ai critici d’arte vengono sottoposte opere, da parte di galleristi e sedicenti esperti, i cui autori sono già riconosciuti e/o sostenuti dai soliti noti, quindi nessuno corre alcun rischio: non si rischia di essere smentiti, non si rischia nell’investimento; e, cosa ancora più importante, non ci si espone.

Basta guardare i luoghi allestiti all’uopo: gallerie, musei, fiere in ogni dove. Tutto è basato sul “vai sul sicuro”  acquista, investi.

Le parole d’ordine sono riconoscibilità, investimento, guadagno.

Si chiama “For the love of god”, è l’opera d’arte più costosa della storia, costruita in platino, riproduce esattamente un teschio umano. Sulla superficie ci sono 8.601 diamanti, per un totale di 1.106,18 carati… Il suo valore di mercato si aggira intorno ai cento milioni di euro.(http://www.repubblica.it)

 

L’arte riconosciuta è quella che non crea disturbo, oppure ne crea talmente tanto che ci si ferma all’effetto senza sentire il bisogno di approfondire.

Underground è diventata una parola globalmente riconosciuta e abusata, tanto da non fare più paura a nessuno.

Ma quello che trent’anni fa era sotterraneo, metropolitano sta cercando altre strade e altre vetrine per porre e porsi interrogativi che diano un senso al loro esistere e alla loro istanza di esprimersi.

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