Sketchbook

Un taccuino (termine italiano che traduce “sketchbook“) è un libro o un pad con pagine vuote per il disegno, ed è spesso utilizzato dagli artisti per disegnare o dipingere come una parte del loro processo creativo.

La mostra di taccuini presso il Fogg Art Museum dell’Università di Harvard nel 2006 ha suggerito che c’erano due grandi categorie per classificare schizzi:

Osservazione: questo si concentra sulla documentazione del mondo esterno e comprende molti di viaggio, la natura e gli studi e schizzi registrano viaggi di un artista.

Invenzione: questo segue digressioni degli artisti e dei viaggi interni, come si sviluppano le idee compositive. (tratto da Wikipedia)

Il taccuino stesso sembra oggi diventato, esso stesso, opera d’arte o feticcio artistico tanto da spingere artisti e/o studiosi a tesserne le lodi, oppure trovare uno spazio in cui pubblicarlo.

Tristan Manco, grafico a Bristol, in Inghilterra, nell’introdurre un suo testo (cronaca dei suoi incontri con artisti di strada e i loro sketchbook) definisce così i taccuini, in particolare degli esponenti della street art: “sgualcito e macchiato, personale e prezioso, lo sketchbook é un luogo di creazione nel quale l’artista lascia andare la propria fantasia senza regole ne censura. I quaderni di bozze trattengono tutte le sue idee e i suoi pensieri. Gli offrono uno spazio vergine, un laboratorio segreto per elaborare nuovi progetti, sviluppare nuovi motivi, pagina dopo pagina”. (“Street sketchbook”, ed. L’ippocampo) Ad un primo testo ne fa seguire un secondo, una sorta di continuazione di un viaggio fuori dal suolo natio: “Street sketchbook journeys” (per lo stesso editore).

Qualcun’altro, nel Regno Unito, dedica/offre un sito per artisti e sedicenti tali in cui pubblicare il proprio taccuino: sketchbooks.org

 

 

 

 

 

 

 

Sembra che le proprie intuizioni o il proprio sentire venga, in qualche modo fermato su un diaro, o comunque in fogli che raccolti finiscono col formare un work in progress ( termine che di sicuro piacerà agli anglofili) della propria creatività artistica, soltanto recentemente.

Forse, durante il Gran Tour, nessuno annotava le proprie sensazioni e ciò che ammiravano percorrendo le polverose strade italiane?

O non era forse uno sketchbook per Leonardo quello che, secoli dopo, qualcuno ha comperato spendendo una fortuna: il Codice Atlantico?

 

An intimate self-portrait, è il titolo dato al diario di Frida Kahlo, taccuino a cui lei confidava gli ultimi dieci anni della sua vita: un insieme di parole, poesia e immagini di una profonda lucidità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quanto scritto in questo articolo non ha alcuna pretesa esaustiva, anzi, vorrebbe solo essere uno stimolo per considerare in un modo nuovo, diverso quanto, in fieri, rimane nei cassetti; che si tratti del cassetto di casa nostra o della casa di un creativo o un artista di questo oppure di dieci secoli fa o del secolo scorso.

 

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