Qual’è l’arte contemporanea?

(una premessa: in questo articolo non compariranno foto di nessun tipo, niente pittura, niente scultura, niente architettura, nessun personaggio più o meno famoso. La spiegazione per chi scrive è ovvia quanto naturale: dovrebbe includere tutto e tutti, scegliere arbitrariamente non ha alcun senso.)

Quanto si sta per leggere non intende essere una lezione, anzi vorrebbe essere uno spunto da cui partire per infinite elucubrazioni.

La mia personale esperienza è da sempre legata alle classificazioni canoniche che vanno bene un poco per tutto; quando studiavo era normale suddividere l’arte dall’architettura e dalla scultura, ognuna delle quali poi hanno sottocategorie: antica, medievale, moderna, contemporanea; le arti applicate (spesso, in particolare per ciò che non ci riguarda direttamente, afferenti all’antropologia) e la fotografia erano materie a se stanti (nomi per esami da sostenere). Successivamente si trattava di insegnare, ma le categorie rimanevano le stesse, divise (spesso per anno scolastico).

Questa classificazione è connaturata alla materia di cui si parla anche fuori dal mondo accademico (che contempla anche la provenienza: arte dei paesi europei, arte dei paesi extraeuropei,…) e scolastico. Basta entrare in libreria, una qualsiasi, non necessariamente specializzata: la suddivisione si riscontra sugli scaffali.

Detto questo mi si potrebbe contestare che l’educazione di base deve esserci per capire cosa si sta guardando. Non posso che condividere se io parlassi di arte come conoscenza.

Ma lo scopo di questo articolo, estemporaneo, non è di parlare dell’arte ascoltata e letta, magari studiata. La proposta che vorrei fare è guardare e sentire.

Se dalla trattazione vengono tolti: l’anno di produzione, il committente, la zona geografica di provenienza; arrivando quasi a non nominare l’autore, quello che rimane è l’opera e chi la guarda (il fruitore).

Senza fare nomi, nei secoli, gli stessi artisti (per lo meno alcuni) hanno affermato di essere semplicemente il tramite attraverso cui l’opera prendeva forma.

Credo di parlare non solo per me, ma ritengo che tutti coloro che lasciano i propri scritti e le proprie ricerche ed esperienze in questo posto virtuale concordino: ha un’importanza basilare il rapporto tra l’opera e chi ne usufruisce.

Detto questo, la risposta al titolo diventa scontata: tutta.

Il rapporto diventa personale, diretto e si svolge hic et nunc (qui e ora).

Non è un rifiuto nei confronti dello studio, dell’esposizione, delle spiegazioni, della descrizione; altrimenti non scriverei.

Questa è solo una proposta. Vivere l’arte. Quando ci troviamo difronte ad un’opera, di qualsiasi epoca, di qualsiasi natura, di qualsiasi autore, guardiamo e sentiamo, sforzandoci di non tener conto delle conoscenze e gli studi, cerchiamo di percepire ciò che quell’opera vuole dirci, vuole trasmetterci.

In base a quanto scritto finora ne consegue che tutta l’arte, in ogni sua forma, può (e a mio modesto parere deve) essere considerata contemporanea.

 

 

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