Estate alla Collezione Guggenheim

Ci sono posti dove ogni volta che ci si torna ci si sente a casa e al tempo stesso sembra di essere in un paese lontano e sconosciuto.

La Collezione Peggy Guggenheim è uno di questi luoghi; se poi la cornice è Venezia…

Geograficamente si tratta di un museo con sede a Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande e fa parte della Solomon R. Guggenheim Foundation. La collezione apparteneva a Peggy Guggenheim.

Forse per spiegare l’importanza della collezione sarà opportuno qualche accenno sulla intensa vita di Peggy e sul suo ruolo nella stagione artistica che la circondava.

Nasce nel 1898. La famiglia Guggennheim (svizzera, di origine ebraica) aveva costruito la sua fortuna nell’industria di estrazione mineraria, mentre la famiglia della madre, i Seligman, erano banchieri americani. Peggy comincia a lavorare in una libreria a New York.

Si sposa nel 1922 a Parigi con Laurence Vail, un pittore del movimento dadaista; comincia a frequentare i salotti bohemiens, conosce e stringe amicizie con i primi artisti dell’avanguardia europea.

Nel 1938, a Londra, inaugura la galleria “Guggenheim Jeune”. Torna a Parigi qualche anno dopo, diventa così la più importante sostenitrice dell’avanguardia europea.

Dal1941 Peggy è sposata col pittore surrealista Max Ernst. 

Con l’avanzata dell’ esercito tedesco verso Parigi, la collezionista statunitense decide di tornare a New York, dove nel 1942 inaugura la galleria Art of This Century

Nel 1948, acquista la sua casa sul Canal Grande, dove trasferisce definitivamente la sua collezione, che apre al pubblico come “Collezione Peggy Guggenheim”. 

Muore nel 1979, all’età di 81 anni.

Nella collezione permanente ci si immerge nel mondo artistico parigino che diede vita al Cubismo: dalle pareti della casa-museo di Peggy, Picasso e Braque sembrano continuare il loro percorso e il loro dialogo; girando per le stanze ci si avvicina all’interpretazione del mondo attraverso lo sguardo dei Futuristi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa estate la collezione offre una mostra contemporanea che prende spunto da un’opera che si colloca tra il cubismo, il futurismo e la ricerca personale di Jean Metzinger e in particolare dal quadro intitolato “Au vélodrome” del 1912 (un olio e collage su tela).

L’uso del collage e i piani sovrapposti sono tipici della tecnica cubista; mentre l’idea di soggetto in movimento e la velocità sono di matrice futurista.

 

Ciclismo, Cubo-Futurismo e la Quarta Dimensione. ‘Al velodromo’ di Jean Metzinger

Questo è il titolo della mostra, che ruota attorno al quadro di Metzinger.

Essa espone il tema della quarta dimensione, accostando al quadro sopracitato altre opere e un disegno di Metzinger sul medesimo tema. Il ciclismo come la quarta dimensione sono argomenti spesso trattati nella cerchia dell’artista.

Il contesto in cui è esposta l’opera di Metzinger è  l’interesse per il ciclismo in senso ampio:  viene esposta la bicicletta usata da Einstein per illustrare la teoria della relatività; diversi modelli di biciclette, attuali e del passato, fotografie del velodromo di Roubaix. In mostra anche una scultura sul tema del tempo di un artista contemporaneo: lo svizzero  Paul Wiedmer.

 

Tornando alla collezione permanente si rimane immersi nel concetto di velocità e movimento futurista con quadri di tutto rispetto di Balla, Boccioni, Severini.

 

Il “Nu (esquisse), jeune homme triste dans un train” (1911-1912) di Marcel Duchamp lega l’idea di movimento futurista al mondo surrealista del secondo marito di Peggy: Max Ernst.

Anche se tra le pareti del museo trovano spazio movimenti e sperimentazioni attivi in europa in quegli anni, tra la seconda metà de primo decennio e gli inizi del secondo: De Stijl, Blaue Reiter, Suprematismo.

Ma forse per le scelte sull’avanguardia effettuate dalla curiosa Peggy contano più gli artisti singolarmente più che le correnti alle quali essi sono appartenuti: dalle pareti delle sue stanze parlano Van Doesburg, Mondrian, Klee, Kandinky, Malevic.

Non solo pittura, però, rientra nelle scelte della collezionista, ma anche scultura. Nomi come Brancusi, Arp, Giacometti, Calder. Quest’ultimo creatore anche della famosissima testiera del letto di Peggy.

 Molti degli artisti presenti nella collezione permanente appartiene al mondo artistico surrealista che ruotava intorno ad Ernst, e di conseguenza a Peggy, fino quasi a costituirne la maggior parte. (Eviteremo di nominarli, sarebbe solo un freddo elenco, per concentrarci su di loro in uno dei prossimi articoli)

Il surrealismo è presente anche oltreoceano, in Jackson Pollok, scoperto dalla collezionista nei primi anni del ’40 a New York. Peggy gli offre un contratto che gli permette di dedicarsi interamente alla pittura.

In effetti (questo è solo un accenno) in quegli anni il surrealismo, si sposta negli Stati Uniti. Qui, incontrando nuovi stimoli e uno stile di vita diverso, il surrealismo smette di parlare francese e assume un linguagiio diverso.

 

Da qui parte, idealmente la seconda mostra temporanea della collezione di quest’estate: dall’impatto che il surrealismo di matrice parigina ha con la vita newyorkese degli ultimi anni della prima metà de secolo scorso.

Una visione nuova in un nuovo continente con nuovi protagonisti.

 

Una visione interiore: Charles Seliger negli anni ’40

Charles Seliger, nato nel 1926 fu un pittore espressionista astratto americano. Muore a New York nel 2009, è stato uno dei più originali della generazione di pittori espressionisti astratti legati alla Scuola di New York. Ha iniziato la sua carriera nel 1945 come uno dei più giovani artisti ad esporre alla Art of This The Century Gallery di Peggy.

Questa, presso la Collezione Peggy Guggenheim, sembra essere la prima mostra in Italia a lui dedicata: sono esposte le opere, di piccolo formato, che Seliger crea durante il primo decennio della sua carriera, ispirato dal Surrealismo europeo.

Vengono presentati circa trenta lavori svolti nel quarto decennio del secolo scorso. Le opere appartengono a collezioni sia pubbliche che private.

Originale, all’interno dell’espressionismo astratto americano che predilige le grandi dimensioni, è il formato ridotto delle opere.

L’esposizione presenta il percorso artistico di Seliger  che lo portò allo stile più maturo degli inizi degli anni ’50.

La mostra è organizzata dal Mint Museum, Charlotte, NC, Usa.

 

 

 

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